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COMMEMORAZIONE DI ENRICO FERMI 43
guerra, ciascuno dei due contendenti poteva essere certo che l'altro lavorava in segreto
per sfruttarli ai suoi danni. E nessuno poteva dire se la via da percorrere fosse breve
o lunga (sappiamo oggi che le difficoltà erano sottovalutate da entrambe le parti). Era
dunque una vitale necessità, dolorosa come tutte le necessità di guerra, ma ineluttabile,
fare ogni sforzo per giungere in possesso della nuova arma prima dell'avversario.
Nell'estate del 1944 Fermi, come quasi tutti i migliori fisici americani, si trasferì a
Los Alamos. In questa città-laboratorio, creata per le applicazioni militari della energia
nucleare, non gli venne affidato nessun compito specifico, ma piuttosto compiti generali
di consulenza e perfezionamento.
Terminata la guerra, all'inizio del 1946 Fermi tornò all'Università di Chicago dove fu
costituito, essenzialmente su suo progetto, l' Institute far Nuclear Studies, dedicato a ricer-
che puramente scientifiche di fisica nucleare. Non volle esserne il direttore, perché non gli
sono mai piaciute le cariche che implicano mansioni amministrative e di rappresentanza,
ma ne fu l'animatore attivissimo e il capo intellettuale da tutti riconosciuto.
A Chicago Fermi poté utilizzare in pieno le nuove grandi possibilità di ricerca offerte da
quella potente sorgente di neutroni che è la pila, e poté compiere fondamentali esperienze
sulla diffrazione e sulla diffusione dei neutroni, e su altri argomenti. Inoltre pubblicò vari
lavori teorici, tra cui lo sviluppo di un'ipotesi assai elegante e originale sulla origine dei
raggi cosmici.
Nel 1951, quasi in coincidenza col suo cinquantesimo compleanno, un nuovo campo di
ricerche si aprì a Fermi: fu infatti inaugurato in quell'anno, all'Istituto di Studi Nucleari
di Chicago, un grande ciclotrone, capace di produrre i mesoni. Così queste particelle,
ancora poco note, che la natura fornisce con grande avarizia nei raggi cosmici, erano ora
a sua disposizione in grande abbondanza, ed egli si lanciò con giovanile entusiasmo nel
nuovo campo di studi. Appunto alla fisica dei mesoni erano dedicate le lezioni che egli
tenne l'estate scorsa alla Scuola Internazionale di Fisica di Varenna, seguita con avida e
reverente attenzione dagli allievi, giovani e anziani, provenienti dai più diversi paesi.
È stato in questo pieno fervore di ricerche e di insegnamento che la morte lo ha colpito,
crudelmente, a soli 53 anni di età, il 28 novembre 1954.
Se dovessi condensare in un solo tratto la fisionomia mentale, pur così complessa, di
Enrico Fermi, direi che la sua caratteristica principale era una prodigiosa capacità di
vedere subito l'essenziale in ogni cosa, e di puntare direttamente su di esso coi mezzi
più semplici. Intorno a questa sua dote fondamentale mi sembra che si possano raggrup-
pare molte delle qualità che ne hanno fatto una figura di un uomo e di scienziato così
straordinana.
Anzitutto, l'intuito con cui fin da ragazzo scelse i suoi argomenti di studio e di lavoro.
Se sfogliamo il Nuovo Cimento degli anni intorno al 1920, vediamo che la maggior parte
dei lavori di fisica che si pubblicavano allora in Italia riguardavano fenomeni intricati ed
scuri, che si potevano allora studiare solo empiricamente senza una chiara guida teorica:
per esempio, le proprietà dell'arco e di varie forme di scarica elettrica nei gas, l'elettriz-
zazione per strofinio, le strane proprietà elettriche del bismuto e del selenio. Molti di
questi fenomeni, alla luce delle cognizioni odierne, si possono più o meno faticosamente
interpretare, ma ci appaiono come un groviglio di molti e diversi fenomeni elementari, e
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